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La processione a piedi torti nel monastero di Santa Chiara a Palermo

Di :Operatore 1 0 Commenti
La processione a piedi torti nel monastero di Santa Chiara a Palermo

Nel monastero di Santa Chiara di Palermo le clarisse avevano grande devozione per Santa Restituta d’Africa. In clausura custodivano un quadro antico della santa e in chiesa ne avevano una statua, scolpita da Antonello Gagini.

Santa Restituta, tempera su tavola, XV secolo, già monastero di Santa Chiara, oggi MuDiPa

 

Santa Restituta, bruna in viso e molto giovane (aveva 13 anni di età quando prese marito), patrona di Ischia, si venerava il 17 maggio a Napoli e a Palermo. Qui, nel monastero di Santa Chiara, a seguito di un miracolo operato nel 1382 (la guarigione di un lebbroso che i magistrati volevano mandare al lazzaretto di San Giovanni) la santa veniva ritenuta protettrice dalla lebbra e per analogia da altre malattie esantematiche.

 

 Santa Restituta, statua in marmo XVI sec., opera di Antonello e Giacomo Gagini, ex Monastero Santa Chiara, oggi MuDiPa.

 

Racconta Giuseppe Pitrè che ogni anno, fino al 1911 (anno in cui le monache furono costrette ad abbandonare il monastero, passato al demanio) le educande celebravano in onore di Restituta una festa molto comica, che incominciava con una processione a piedi torti e finiva in una solenne refezione a tavola. La processione era composta di fanciulle che si recavano in pellegrinaggio da una parte del monastero fino al coro, storcendo per penitenza i piedi all’indietro. La scena era strana parecchio e si prestava ad una prolungata ilarità malcelata dalle suore professe.

Specialità delle monache del monastero di Santa Chiara erano le lasagneddi (lasagnette) di fior di maiorca, portata principale dei festeggiamenti del patriarca San Francesco (4 Ottobre). Le lasagnette impastate con tuorli d’uova e acqua di rosa erano preparate per gli infermi (Ingrassia 1575).

Nel vocabolario siciliano del 1789 dell’abate Michele Pasqualino da Palermo si legge: “Lasagneddi di S.Chiara, sorta di dolce e diconsi quelle lasagne sottilmente tagliate, bollite e condite con zucchero, cannella e cacio.”

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